venerdì 18 settembre 2026

Crona, la parola che non si scioglie nella neve


Giovedì 17 settembre, a Casa Candussi Pasiani, il Comune di Romans d'Isonzo e la Pro Loco Romans d'Isonzo APS hanno organizzato «Una nevicata di parole per salutare l'estate», una serata di lettura condivisa aperta a tutti. Ogni partecipante aveva tre minuti per leggere un testo, proprio o di un altro autore, poesia o prosa: una pagina rimasta legata a un momento della vita. Le letture si sono alternate per tutta la serata, punteggiate dagli interventi musicali delle allieve della Baby Piano School. Ho scelto di leggere un testo mio, su una parola che in questi mesi mi accompagna: crona.

Oggi siamo qui per una "Nevicata di parole". E allora penso alle parole come ai fiocchi di neve: alcune cadono leggere, altre si posano lentamente, altre ancora si accumulano fino a coprire ciò che c'era prima. Le parole, come la neve, possono rendere il paesaggio più bello. Ma possono anche nascondere, raffreddare, cancellare.

Intorno alle donne che invecchiano è caduta, nei secoli, una nevicata di parole non sempre gentili: vecchia, decrepita, sfiorita, inutile. Oppure parole apparentemente più educate, che però ci spingono discretamente ai margini: anziana, non più giovane, donna di una certa età. Come se quell'età fosse così imbarazzante da non poter essere neppure nominata.

Per gli uomini è diverso. Un uomo anziano può diventare autorevole, esperto, saggio. Una donna anziana, molto più spesso, diventa invisibile. La nostra società le chiede di combattere il tempo, di nasconderne i segni, quasi di scusarsi perché è ancora qui.

Poi, nella mia nevicata, è arrivata una parola nuova. O meglio, una parola antica: "crona".

L'ho incontrata leggendo Luciana Percovich, che alle crone e alle guardiane della soglia ha dedicato una parte importante della sua ricerca. La crona è la donna che ha raggiunto la terza stagione della vita, dopo essere stata fanciulla e, non necessariamente in senso biologico, madre. È colei che ha attraversato abbastanza vita da conoscerne i passaggi: gli inizi e le separazioni, le conquiste e le perdite, la gioia e il dolore.

La crona è una donna libera da molti dei ruoli che le sono stati assegnati: non ha più bisogno di piacere a tutti, di dimostrare qualcosa, di chiedere il permesso di essere ciò che è. Dice la verità, anche quando disturba. Custodisce la memoria e trasmette ciò che ha imparato.

A settantacinque anni questa parola mi riguarda. Non mi offende e non mi spaventa. Mi piace pensare di non essere arrivata all'autunno della vita, espressione che sa già troppo di foglie cadute. Preferisco immaginarmi sulla soglia: con tutto quello che ho vissuto alle spalle e ancora qualcosa da scoprire davanti.

Forse una crona è questo: una donna che custodisce la porta della vita invece di ritirarsi da essa, e la tiene aperta per quelle che verranno dopo di lei.

Fra tutte le parole cadute oggi, vorrei che questa restasse sul terreno un po' più a lungo: crona. Una parola antica per pensare la vecchiaia femminile come libertà.

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