Giovedì 17 settembre, a Casa Candussi Pasiani, il Comune di Romans d'Isonzo e la Pro Loco Romans d'Isonzo APS hanno organizzato «Una nevicata di parole per salutare l'estate», una serata di lettura condivisa aperta a tutti. Ogni partecipante aveva tre minuti per leggere un testo, proprio o di un altro autore, poesia o prosa: una pagina rimasta legata a un momento della vita. Le letture si sono alternate per tutta la serata, punteggiate dagli interventi musicali delle allieve della Baby Piano School. Ho scelto di leggere un testo mio, su una parola che in questi mesi mi accompagna: crona.
I miei primi 70 anni
Da quando ho deciso di non tingere più i capelli e di lasciarli, quindi, color platino, sento di aver acquistato ulteriore libertà: quella di non essere schiava del tempo. Del tempo che passa, e non mi riferisco a minuti, ore o giorni; ma a mesi stagioni ed anni. Tutto ciò nonostante mi senta giovanissima nello spirito. Con tanta voglia di fare progetti per il futuro: per i prossimi 60 anni.
venerdì 18 settembre 2026
Crona, la parola che non si scioglie nella neve
Giovedì 17 settembre, a Casa Candussi Pasiani, il Comune di Romans d'Isonzo e la Pro Loco Romans d'Isonzo APS hanno organizzato «Una nevicata di parole per salutare l'estate», una serata di lettura condivisa aperta a tutti. Ogni partecipante aveva tre minuti per leggere un testo, proprio o di un altro autore, poesia o prosa: una pagina rimasta legata a un momento della vita. Le letture si sono alternate per tutta la serata, punteggiate dagli interventi musicali delle allieve della Baby Piano School. Ho scelto di leggere un testo mio, su una parola che in questi mesi mi accompagna: crona.
venerdì 28 agosto 2026
Cesare Pavese: un dovere sentimentale
Il ricordo di Cesare Pavese nell'anniversario della morte: gli anni dell'adolescenza, il fuorisacco del Messaggero Veneto e le Langhe scoperte tra Collio e Carso.
Ricordare Cesare Pavese, per me, è quasi un dovere sentimentale. Quindi eccomi qua a raccontare che, una vita fa, andai anche a consultare i giornali dell'epoca del 27 agosto 1950 - data che per me ha finito per avere un doppio significato, come si capirà più avanti - e mi stupii, non poco, nello scoprire che gli era stato dedicato un solo trafiletto. Titolo ad una colonna. Insomma irrilevante. Eppure fu in quella occasione che venni a conoscenza di una cosa interessante: non si sparò - non so come mai, ma avevo immaginato fosse stato quello il suo modo di liberarsi dell'angoscia che lo tormentava - ma prese un'intera confezione di sonniferi. Un modo meno scenografico, forse, più soft, diremmo oggi, di una pistola puntata alla tempia.
mercoledì 26 agosto 2026
Addio Dolly. La donna che scoprii dietro una canzone
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| Da Wikipedia |
giovedì 13 agosto 2026
Pace, guerra e armi: due proposte di legge per l’Italia
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| La pace e il business della guerra |
Nel podcast pubblicato domenica 9 agosto, con l'intervista a dom Stefano Visintin, abbiamo parlato di pace e di amore, due parole che diventano facilmente astratte, se non retoriche, quando non le misuriamo con quello che succede intorno a noi.
lunedì 27 luglio 2026
La pastasciutta antifascista: cos'è e perché se ne discute
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| Una delle tante locandine in Italia |
Da dove nasce la pastasciutta antifascista del 25 luglio, il legame con i fratelli Cervi e le polemiche 2026 su antifascismo e comunismo.
Il 25 luglio, in centinaia di piazze italiane, si è ripetuto un rito ormai consolidato: la pastasciutta antifascista.
L'origine: Campegine, 25 luglio 1943
Il nome e il gesto nascono da un episodio preciso. Il 25 luglio 1943, appresa la notizia della caduta di Mussolini e dell'arresto ordinato dal re, la famiglia Cervi — sette fratelli contadini di Campegine, in provincia di Reggio Emilia, poi fucilati dai fascisti nel dicembre del 1943 per la loro attività nella Resistenza — cucinò 380 chili di pasta e la offrì gratuitamente a tutto il paese, per festeggiare la fine del regime. Un gesto di condivisione, non un atto politico organizzato in senso stretto: pasta a chiunque passasse, senza tessere né appartenenze da esibire.
Da quell'episodio, l'Istituto Alcide Cervi (che gestisce la casa museo di Gattatico) e l'ANPI hanno costruito negli anni una rete di eventi che si ripete ogni 25 luglio in Italia e all'estero: la "Rete delle Pastasciutte Antifasciste", con tanto di regole condivise — pasta offerta gratuitamente dove possibile, evento coerente con i valori di antifascismo, libertà, inclusione, uguaglianza e giustizia, un momento dedicato a ricordare la storia dei Cervi. Quest'anno l'iniziativa cade anche nell'ambito delle celebrazioni per l'80° anniversario della Costituzione repubblicana.
La polemica
La critica che circola sui social riguarda la presenza, tra gli organizzatori o i partecipanti di molte pastasciutte locali, di soggetti politici come Rifondazione Comunista. L'obiezione è: come si concilia un evento dedicato all'antifascismo con la partecipazione di forze che si richiamano a un'ideologia, quella comunista, sotto la quale si sono consumate dittature altrettanto documentate — dai gulag sovietici alle purghe, dalla Cambogia di Pol Pot alla Cina maoista?
Non è una polemica isolata. A Forni di Sopra è emersa sui social nei giorni scorsi, con toni analoghi. Ma casi simili, con più eco sulla stampa, si sono visti anche altrove quest'anno: a Cremona un consigliere di opposizione ha contestato la locandina di una pastasciutta organizzata in un bene confiscato, giudicandone "troppo a sinistra" la gestione e i simboli esposti; ad Ascoli Piceno una parrocchia ha revocato all'ultimo momento la disponibilità degli spazi per l'iniziativa, dopo le pressioni di alcuni fedeli contrari al termine "antifascista" in locandina; a Civitavecchia uno striscione dell'evento, appoggiato per esigenze logistiche davanti alla targa del Parco Martiri delle Foibe, ha scatenato uno scontro politico acceso.
È un'obiezione che si basa su un fatto storico reale: i regimi comunisti del Novecento sono stati, in molti casi, regimi totalitari a tutti gli effetti, con un bilancio di vittime e repressione ampiamente documentato dalla storiografia. Su questo non c'è seria discussione tra gli storici.
Chi difende la formula della pastasciutta antifascista, dal canto suo, distingue due piani. Il primo è quello della memoria specifica: l'evento non celebra un'ideologia generica, ma un episodio puntuale — la fine del fascismo in Italia il 25 luglio 1943 — e i valori costituzionali che ne sono derivati (la Costituzione italiana nasce esplicitamente in contrapposizione al fascismo, non al comunismo, che pure ne fu tra le componenti fondative insieme a cattolici e liberali). Il secondo è quello della partecipazione: che un partito o un'associazione aderisca a un'iniziativa aperta non equivale, per chi la organizza, a un'approvazione di tutto ciò che quel soggetto rappresenta o ha rappresentato altrove nel mondo.
Resta il punto sollevato dai critici: se l'evento vuole essere un presidio di valori democratici e non un rito identitario di una sola area politica, la presenza quasi esclusiva di sigle di sinistra tra gli organizzatori è un dato che alimenta la percezione di parzialità, a prescindere da come la si giudichi nel merito.
Perché la discussione ha senso
Fascismo e comunismo storico sono stati entrambi, in Italia e altrove, esperienze totalitarie: su questo la ricerca storica è concorde. Il punto controverso non è se il comunismo sia stato o meno una dittatura in molti dei paesi in cui si è realizzato, ma se questo renda illegittimo o incoerente un evento nato per ricordare specificamente la caduta del fascismo in Italia. È una domanda legittima, ed è bene che se ne discuta apertamente invece di liquidarla come provocazione — così come è bene non liquidare l'evento in sé come propaganda di parte, visto che affonda in un episodio storico verificabile e non in un'invenzione recente.
lunedì 15 giugno 2026
Tarocchi e Jung: quando le carte diventano uno specchio dell'anima
I tarocchi come strumento di conoscenza interiore, non di divinazione. Scopri il legame tra psicologia junghiana, archetipi e simbolismo in un incontro a Gorizia con Lia Silvia Gregoretti, giovedì 18 giugno, alle 18, in sala Dora Bassi a Gorizia.
Ammettiamolo. Quando sentiamo parlare di tarocchi, molti di noi pensano immediatamente alla divinazione, alla previsione del futuro, alle cartomanti e alle sfere di cristallo.
domenica 3 maggio 2026
I mughetti di gennaio — quando il giardino risponde al lutto
C'era ancora luce, il 10 gennaio, ma appena. Ho preso la pala e sono andata dietro le ortensie, in quella parte del giardino che d'inverno non vede mai il sole. Il terreno era già duro, quasi ostile. Ho scavato quaranta centimetri con la pala, mentre le mani non riuscivano a stare ferme, pensando solo a fare in fretta, a finire prima del buio.
L'ho avvolta in un asciugamano di cotone. Quasi un sudario. Nella nuda terra non avrei potuto metterla — diciassette anni vissuti insieme lasciano il segno, e certe cose non si fanno.
Si chiamava Nereide, perché era nera nera, senza un pelo bianco. Ma l'ho sempre chiamata Micia, e a quel suono lei ha sempre risposto. È così con i gatti: hanno un nome ufficiale che appartiene a chi li ha scelti, e un nome vero che appartiene alla vita di tutti i giorni, all'intimità della cucina e del divano.
Era nata a Trieste. Aveva il terrore delle macchine, e per questo non aveva mai varcato davvero il cancello — solo qualche volta, quando accompagnavo un ospite fino al portoncino, si avventurava di un metro oltre la soglia, cauta, curiosa, e poi tornava indietro. Il giardino era il suo mondo, e in quel mondo era una grande cacciatrice. Quando suonava il campanello correva a vedere chi era. Aveva quella qualità rara: l'interesse genuino per le cose.
Poi è arrivata la primavera, e dietro le ortensie, sopra la sua tomba, sono spuntati i mughetti.
Non li avevo piantati. Non ricordavo di averli mai visti lì. Eppure erano lì, bianchi e precisi e odorosi, come se qualcuno avesse deciso che quella terra meritava qualcosa di bello.
Il Convallaria majalis è una pianta che vive in gran parte sottoterra, nascosta nei rizomi che scivolano nel suolo in silenzio per anni. La terra smossa, aerata, lavorata è spesso quello che serve per farli emergere: un varco, un invito. Forse erano già lì prima, dormienti. Forse la buca scavata con la pala quel pomeriggio di gennaio è stata la ragione per cui hanno deciso di salire.
Ma ho smesso presto di cercare la spiegazione botanica.
Il mughetto, nelle tradizioni dell'Europa antica, era un fiore di soglia — cresceva nei luoghi in cui il confine tra i vivi e i morti si assottigliava. Non un fiore lugubre: un fiore di passaggio sereno. I Celti lo associavano alla capacità delle anime di tornare, almeno per un momento, nei luoghi che avevano amato. Nel linguaggio dei fiori vittoriano significa ritorno della felicità. Anche solo questo mi sarebbe bastato.
I gatti hanno sempre vissuto a metà tra il nostro mondo e un altro. Stanno sul bordo delle cose — sul davanzale, sulla soglia, nel mezzo della porta. Nereide lo faceva letteralmente: si fermava a un metro oltre il cancello e poi tornava indietro, come se sapesse esattamente fin dove arrivava il suo territorio e dove cominciava qualcosa di diverso. Forse è per questo che la loro perdita pesa in modo strano, diverso da quello che ti aspetti: non ti lasciano mai del tutto, e quando se ne vanno hai la sensazione che siano tornati dall'altra parte, lì dove stavano già con un piede.
Grey, il gatto grigio, un anno più giovane di lei, da quel 10 gennaio miagola incessantemente. Annusa tutti i cuscini in cui la Micia soleva adagiarsi. La sta cercando. Non sa ancora, o forse sa e non riesce ad accettarlo, che lei è dietro le ortensie, sotto i mughetti, avvolta nel suo asciugamano di cotone.
Io invece lo so. E ogni volta che passo di lì mi fermo un momento.
Il giardino ha smosso quella terra e ha restituito qualcosa di bianco e ostinato e odoroso di primavera. Ho scelto di chiamarlo risposta.
Crona, la parola che non si scioglie nella neve
Giovedì 17 settembre, a Casa Candussi Pasiani, il Comune di Romans d'Isonzo e la Pro Loco Romans d'Isonzo APS hanno organizzato «Una...
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