Cinema che passione! Lo amo
talmente tanto che cerco di guardarne almeno un paio alla settimana. Il
servizio di streaming offerto dalle varie piattaforme offre un ventaglio di
proposte per tutti i gusti e così posso compilare le mie personali rassegne che segnalo, poi, agli amici. Oggi posso dire che i miei gusti sono raffinati;
perché ho scoperto che della selezione individuata dalla Giuria del Premio Amidei, che ogni estate si svolge a Gorizia, la città in cui vivo, me ne manca
soltanto uno. Li ho visti tutti basandomi sui giudizi della critica ma anche
del pubblico e, quindi, evidentemente non ho sbagliato. A volte, quando un film
mi piace particolarmente, lo commento anche per Mymovies e chi desiderasse dare
una occhiata alle mie considerazioni, può visitare il Blog Appunti e spunti goriziani. A redigere
le mie personali compilation ho iniziato un paio di anni fa, con l’apprezzassimo
Food movie festival. La ghiotta occasione era legata all’Expo di Milano che,
appunto, proponeva il cibo come tema. L’anno successivo è stata la volta dei
giardini, poi momenti di approfondimento sugli eventi bellici. Quest’anno ho pensato
ad un tema delicato e, a mio avviso avvincente. “Storie dell’altro mondo”.
Da quando ho deciso di non tingere più i capelli e di lasciarli, quindi, color platino, sento di aver acquistato ulteriore libertà: quella di non essere schiava del tempo. Del tempo che passa, e non mi riferisco a minuti, ore o giorni; ma a mesi stagioni ed anni. Tutto ciò nonostante mi senta giovanissima nello spirito. Con tanta voglia di fare progetti per il futuro: per i prossimi 60 anni.
sabato 4 luglio 2020
sabato 27 giugno 2020
Il cottage garden e gli alberi da frutto
Riprendo a parlare di giardini; seppur con ritardo rispetto
alla scaletta che mi ero prefissata. Ma, ahimè, il tempo vola e le due ore al
giorno che dedico a curare le mie adorate piante, mi lasciano ben poco altro
tempo per coltivare i miei ulteriori interessi, o meglio le passioni che
caratterizzano la mia vita: cinema, cucina e lettura. E per fortuna che ho
deciso di orientarmi verso il cottage garden, che è quanto di più diverso dalla
concezione formale che caratterizza il giardino all’italiana. Il giardino
formale, o giardino all'italiana, infatti, ha bisogno di molte più cure. E’ uno
stile di giardino di origine tardo-rinascimentale ed è caratterizzato da una
suddivisione geometrica degli spazi ottenuta con l'utilizzo di filari alberati
e siepi, di sculture vegetali di varia forma ottenute con la potatura di
cespugli sempreverdi (topiarie), specchi d'acqua geometrici, spesso accostati
ad elementi architettonici quali fontane e statue. Ha profondamente influenzato
l'intera storia del giardinaggio, risultando decisivo anche per la nascita del
giardino alla francese e, per contrasto, del giardino all'inglese.
lunedì 22 giugno 2020
Sarde, sardelle, sardine e sardoni
Devo ammettere che ci ho messo un bel po’ di tempo prima di capire la
differenza tra le diverse tipologie di pesce azzurro che popolano il nostro
mare Adriatico. Ma da quando ho iniziato ad apprezzare gusto e sapore delle
ricette della tradizione regionale ne sono diventata una consumatrice
compulsiva. Tanto da frequentare con cadenza quasi bisettimanale la pescheria
della mia città. Mi rifornisco alla pescheria da Michele in via Boccaccio a Gorizia. Perché gentilezza,
consigli e pesce fresco vengono elargiti in pari proporzione. E non sai quindi,
quando ci ritorni la seconda volta, il vero motivo della tua decisione.
Sopratutto in relazione al fatto che il negozietto lungo e stretto sta proprio
di fronte all’entrata secondaria del mercato cittadino, dove si trovano alcuni
banchi di pesce, prevalentemente proveniente dai pescatori di Grado.
giovedì 4 giugno 2020
Passione green: il garden-cottage
Di rose non mi sono mai considerata un’esperta. E quando mi
sono trovata, per un insieme incredibile di coincidenze, a disporre di un
piccolo giardino, ho iniziato ad acquistarne alcune, in base ai consigli del
vivaista. E spesse volte in base al mio personale gusto estetico. I colori in
giardino sono importanti per le emozioni
che riescono a trasmettere e così, i primi fiori alla fine dell’inverno ma
anche in autunno li ho preferiti nelle tonalità calde: giallo, rosso ed
arancio. Mentre per l’estate assolata, i toni freddi del bianco, rosa, azzurro
e blu. A dire il vero, man mano che il giardino cresceva ed io mi interessavo
sempre più di piante e fiori, la mia passione si è estesa a tante altre
tipologie di fiori: le ortensie, gli iris, le hosta, gli hemerocallis, acanthus,
euforbia, plumbago e gli agapanto, per creare macchie di azzurro qua e là.
Insomma, devo proprio ammettere che, forse, sono rare le tipologie di fiori che
non suscitano in me una particolare emozione. Ci sarà anche chi potrà pensare
che il risultato complessivo sia di disordine. Ma a me ricorda molto i
garden-cottage inglesi e, poiché Casa Howard è uno dei film che più ho amato,
proprio per le scenografie di interni ed esterni, il giudizio degli altri mi
importa ben poco. Perché la pace che trasmette questa oasi di colore è più di
quanto avessi anche soltanto potuto sperare di ricevere come dono dalla vita.
Piante e fiori, comunque, in quanto esseri viventi, hanno le
loro esigenze e potature e concimazioni sono soltanto alcuni dei compiti che mi
impegnano nel corso dei giorni, settimane e mesi. Queste note sono un po’ la
sintesi delle particolari cure che le piante ci chiedono, oltre a riassumere le
scelte che via via sono andata ad assumere per creare il mio angolo di
paradiso. Perché c’erano comunque delle scelte obbligate per mantenere la
memoria storica delle tradizioni del luogo in cui vivo, così come introdurre
alcuni elementi che avrebbero caratterizzato il tono british dell’insieme.
Gli alberi da frutto
essenziali. Fico, melograno e
caco sono le sentinelle da sempre presenti nelle case della mia regione, il
Friuli Venezia Giulia e, a dire il vero, sono i frutti che preferisco. E così,
nonostante le perplessità dell’amico giardiniere, li ho sistemati ai limiti
estremi del giardino, con l’impegno che se avessero raggiunto dimensioni
eccessive li avremmo rimossi. In quattro anni sono decisamente cresciuti anche
se non mi hanno ancora consentito di gustare i loro frutti. Vedremo in futuro. Come
tenere sotto controllo questi alberi da frutta per evitare che prevalgono
rispetto l’insieme che deve restare armonioso? Perché come tutte le piante da
frutto, anche il melograno ha necessità di potature periodiche. Queste,
infatti, consentono di rinvigorire la pianta, di mantenerla sana oltre a migliorare
la sua estetica. il periodo migliore per potare il melograno è in autunno, a
ottobre e novembre, cioè dopo la raccolta dei frutti e prima del riposo
vegetativo. La potatura del melograno si può anche effettuare tra febbraio e
marzo, ovvero al termine del riposo vegetativo. Mentre le piante più giovani si
possono potare anche all’inizio della stagione primaverile, per rafforzarne la
crescita. Nella potatura del melograno si procede a tagliare i rami secchi,
improduttivi, danneggiati, quelli grossi e i polloni basali. I tagli devono riguardare
almeno due o tre grossi rami centrali. Questi rami, infatti, sono improduttivi
e tendono a incrociare quelli laterali, ovvero quelli da cui si sviluppano i
frutti. I tagli vanno effettuati in maniera netta e precisa, senza lasciare
sbavature e ferite difficili da rimarginare.
Per saperne di più: https://www.noisiamoagricoltura.com/potatura-melograno/
PS Ovviamente ... continua.
mercoledì 29 aprile 2020
Riflessioni al tempo del Coronavirus
Emergenza sanitaria o emergenza costituzionale?
Oggi piove. Ci voleva
finalmente un po’ di questa pioggia sottile, costante. Anche se le mie rose che
iniziavano a sbocciare ne soffriranno un po’, penso alle produzioni agricole e
orticole che di acqua avevano proprio bisogno. Ed anche i miei amati
germogli di pungiotopo cresceranno con maggior vigore e facilità.
In queste oziose giornate di
isolamento dove soltanto la mia passione per il cinema, la lettura ed il
giardinaggio hanno reso sopportabile il cosiddetto lockdown non ho avuto molta
voglia di scrivere, nel senso che mi sono limitata ai doveri professionali.
Lockdown. Strategica la
scelta di utilizzare il termine straniero, anziché l’italiano “confinamento”.
Forse perché il vocabolo italiano avrebbe potuto turbare anche la gente comune perché
evoca un periodo storico nefasto (confino) e perchè i suoi sinonimi sono
inequivocabili: prigionia, reclusione, imprigionamento, detenzione. E allora, perché
non scrivere proprio di restrizioni? Questa settimana non è una settimana
qualunque. E’ la settimana in cui le voci si stanno alzando per raccontare una
storia che non avremmo mai più voluto sentire.
lunedì 3 febbraio 2020
Il mio Kaiserfleisch preferito
Se c’è una cosa che tutti
gli amici sanno di me è che amo cucinare. Oddio è anche vero che quando ci
ritroviamo, per le cene in giardino nelle sere d’estate, ciascuno porta
qualcosa. Ma è anche evidente che quando il numero supera la ventina la
scelta è necessariamente obbligata.
D’ inverno la situazione è
un po’ diversa. A tavola, in soggiorno, non si sta in più di dieci anche se
devo ammettere che il numero ideale di commensali e’ il sei. Se si è in più,
inevitabilmente, si formano i gruppetti e la conversazione non viene condivisa.
Comunque, è d’inverno che sperimento le nuove ricette ed ho deciso di appuntarle in questo
blog. Così come una volta si faceva con il foglietto del quaderno inserito
dentro il ricettario. Nel mio caso la cucina triestina che mia madre mi regalò
il giorno in cui mi sono sposata.
Le ultime ricette che ho
provato, e con una certa soddisfazione finale, sono a base di carne. E’ anche vero che ne mangio sempre meno;
anzi, a dire il vero, ne mangio non più di una volta alla settimana. E do per
certo che, prima o poi, smetterò del tutto. Così come ho fatto, ad esempio con
il polpo. Dal giorno in cui ho letto che è un animale intelligentissimo non
riesco nemmeno più a prendere in mano una confezione al supermercato. Anzi,
giro la testa dalla’altra parte se sono costretta a passare davanti al
frigorifero dove sono posti in vendita. E dire che fino ad un paio di anni fa
ne andavo ghiotta e sperimentavo le diverse ricette. Anche se la più gustosa e
quindi apprezzata, rimaneva sempre quella con le patate lesse e le olive nere.
giovedì 31 ottobre 2019
B&B, affittacamere e vacanze brevi
Al proliferare di regolamenti regionali si contrappone una
visione chiara della tassazione
Le ipotesi: reddito d’impresa, redditi diversi, cedolare
Alloggio offresi, purché il soggiorno non superi i 30 giorni.
E con un occhio di riguardo alle norme regionali e al regime fiscale da
seguire. In Italia è boom di B&B e di camere o interi appartamenti da
locare a turisti. La cosiddetta sharing economy sta diventando un affare per
tutti, giovani o vecchi, a prescindere dalla professione o dalla specifica
conoscenza in ambito fiscale e informatico. L’obiettivo non è sempre soltanto
quello del guadagno. Perché molto spesso la condivisione resa possibile dagli strumenti
della società dell’informazione è per socializzare (è il caso per esempio del
Bla Bla car), mentre per quanto riguarda gli immobili l’obiettivo è quello di
abbattere i costi di gestione della seconda casa, che non sempre è al mare, in
montagna o in una città d’arte. Molto spesso è la vecchia abitazione dei
genitori ricevuta in eredità e che, visto l’andamento negativo del mercato
immobiliare, molti si ritrovano a ritenere anti-economico vendere. Ed ecco che
l’affitto di una stanza o dell’intero appartamento consente di far fronte agli
oneri di gestione quali la manutenzione, il pagamento di Imu, Tasi e Tarsu,
oltre alle bollette per luce, acqua e gas e alle spese condominiali. Da questa
situazione il moltiplicarsi delle offerte di alloggio che si possono
differenziare in B&B, affittacamere e locazioni brevi, ovvero tutte quelle
occasioni di soggiorno, che oggi vanno anche di moda e che si pongono in
concorrenza con la tradizionale ospitalità offerta dagli alberghi.
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