Una passeggiata alla SME, tra innovazioni sorprendenti, vecchi ricordi e oggetti che raccontano come siamo cambiati.
Sono entrata alla SME con un obiettivo ben preciso: dare un'occhiata ai piani cottura a induzione e farmi un'idea dei modelli e dei prezzi in vista dell'imminente Black Friday. Meglio arrivare preparati all'appuntamento con gli sconti, soprattutto quando si tratta di un acquisto importante. La SME è un grande punto vendita dove si trova praticamente tutto ciò che riguarda la casa, dagli elettrodomestici all'elettronica, passando per gli oggetti di uso quotidiano e le ultime novità che il mercato propone.
In questi giorni, al piano terra, è già Natale: decorazioni, addobbi, casalinghi a tema e tutto quanto può servire per preparare la casa alle festività. Anche qui, tra luci a LED e decorazioni sempre più sofisticate, si ritrovano forme e simboli che accompagnano il Natale da generazioni. Cambiano i materiali, cambiano le tecnologie, ma continuiamo a cercare le stesse atmosfere. Al primo piano, invece, si apre il mondo degli elettrodomestici, dei televisori e dell'elettronica, con una quantità di prodotti che testimoniano quanto rapidamente cambino le nostre abitudini e quanto sia instancabile la fantasia di chi progetta nuovi oggetti da proporci.
Dopo aver esaminato i piani a induzione, non ho resistito alla tentazione di fermarmi davanti alle affettatrici Berkel. Sono da sempre un mio sogno nel cassetto, soprattutto quelle bellissime macchine che sembrano appartenere a un'altra epoca, quando anche un oggetto destinato a un uso pratico poteva essere un piccolo capolavoro di meccanica e di design. Il problema è che, se anche decidessi di regalarmene una, non saprei proprio dove metterla. E così, ancora una volta, mi sono accontentata di ammirarle. Del resto, non tutti i sogni devono necessariamente trasformarsi in acquisti. E forse proprio la Berkel, con la sua meccanica tradizionale e il suo fascino immutato, avrebbe dovuto suggerirmi fin dall'inizio che il rapporto tra passato e futuro sarebbe stato il tema della mia visita.
A quel punto, non avendo fretta, ho deciso di fare un giro per il negozio. Ed è stata una scoperta continua. Tra uno scaffale e l'altro mi sono imbattuta in una serie di oggetti che mi hanno davvero sorpresa, alcuni divertenti, altri curiosi, altri ancora talmente innovativi da sembrare usciti da un film di fantascienza. Ma la cosa più interessante è stata accorgermi che, accanto alle novità tecnologiche, ricomparivano oggetti che appartengono alla memoria della mia generazione. Come se il futuro e il passato avessero deciso di darsi appuntamento proprio lì, tra gli scaffali.
La prima sorpresa è arrivata dal reparto dedicato agli animali domestici. Un tempo si trovavano ciotole, cucce, qualche gioco e poco altro. Oggi, invece, i nostri amici a quattro zampe possono disporre di autentici apparecchi tecnologici. Ho scoperto una lettiera per gatti che sembra una piccola navicella spaziale, capace di pulirsi automaticamente, e un'altra che assomiglia a una sfera bianca con un'apertura circolare. Accanto, distributori automatici di cibo e acqua, ciotole intelligenti e persino una casetta per uccelli dotata di telecamera, per osservare da vicino i visitatori alati del proprio giardino. Mi sono chiesta che cosa ne penserebbero i miei gatti, abituati da sempre a considerare la casa una loro proprietà e gli esseri umani semplicemente il personale di servizio. Ripensando a quando ero bambina, mi sono resa conto di quanto sia cambiato anche il nostro rapporto con gli animali domestici. Non soltanto perché oggi riserviamo loro attenzioni e cure un tempo impensabili, ma perché abbiamo cominciato a trasferire anche nel loro mondo quella tecnologia che già governa buona parte della nostra vita.
Ma le sorprese non erano finite. Poco più avanti ho incontrato un oggetto decisamente più impegnativo: un esoscheletro. Non quello dei film di fantascienza, naturalmente, ma un dispositivo da indossare che promette di ridurre la fatica durante il movimento e di offrire un sostegno alla camminata. Si chiama NAVEe EXO 5 Pro e, secondo la pubblicità, può diminuire lo sforzo fisico fino al 35 per cento. Una sorta di assistente meccanico che accompagna le gambe, aiutandole nei movimenti. Non so quanto sia efficace nella pratica, ma il solo fatto che un apparecchio del genere venga proposto al pubblico in un normale negozio mi sembra significativo. Mi sono tornate alla mente le immagini dei primi robot che vedevamo nei film e nei programmi televisivi di tanti anni fa. Allora ci sembravano invenzioni destinate a un futuro lontanissimo. Oggi quel futuro è arrivato, almeno in parte, e lo troviamo in vendita accanto agli aspirapolvere.
Poi i droni. Non sono certo una novità, ma quello esposto, un modello Antigravity A1, promette riprese immersive a 360 gradi e un'esperienza di volo particolarmente coinvolgente. Guardando lo schermo che mostrava spettacolari paesaggi montani, ho pensato a quanto sia cambiato il nostro rapporto con le immagini. Ricordo quando per fotografare bisognava scegliere con attenzione che cosa immortalare, perché ogni scatto aveva un costo e il risultato si scopriva soltanto dopo lo sviluppo del rullino. Oggi possiamo realizzare centinaia di fotografie in pochi minuti, cancellarle, modificarle e condividerle immediatamente. E possiamo perfino osservare il mondo dall'alto con un piccolo apparecchio che sta comodamente in una borsa. Certo, bisogna anche imparare a pilotarlo, rispettare le regole e, possibilmente, evitare di farlo finire sul tetto del vicino. Ma è straordinario pensare a quanta strada abbiamo percorso in così poco tempo.
Eppure, in mezzo a tanta tecnologia, ecco comparire qualcosa che appartiene a un'altra epoca: il Tamagotchi. Quel piccolo animaletto elettronico che negli anni Novanta conquistò bambini e ragazzi è tornato sugli scaffali, con tanto di espositori coloratissimi per celebrare il suo trentesimo anniversario. Un essere virtuale da nutrire, accudire e far crescere, proprio come trent'anni fa. Mi ha fatto sorridere pensare che, mentre la tecnologia sviluppa sistemi sempre più sofisticati per occuparsi degli animali veri, continuiamo a divertirci prendendoci cura di quelli immaginari. Ma soprattutto mi ha colpito il ritorno di un oggetto che sembrava destinato a scomparire, travolto dall'evoluzione dei videogiochi e degli smartphone. Evidentemente anche la tecnologia ha una sua memoria e, qualche volta, decide di recuperarla.
Poco distante, un intero reparto dedicato ai personaggi dei cartoni animati e dei fumetti giapponesi. One Piece, Pokémon e una quantità impressionante di pupazzetti da collezione, molti dei quali racchiusi nelle caratteristiche scatole dei Funko Pop. Oggetti che per qualcuno sono semplici giocattoli e per altri rappresentano un vero universo culturale, fatto di storie, personaggi, passioni e collezioni. Mi sono chiesta se, in fondo, questi piccoli personaggi non svolgano oggi la stessa funzione delle figurine, dei soldatini e delle bambole che accompagnavano l'infanzia delle generazioni precedenti. Cambiano i protagonisti, cambiano i materiali e soprattutto cambiano i prezzi, ma il desiderio di possedere, raccogliere e conservare piccoli oggetti legati ai propri ricordi sembra essere rimasto intatto.
Infine, un'altra sorpresa, forse quella che mi ha fatto più piacere: i dischi in vinile. Proprio loro, i vecchi 33 giri che per decenni abbiamo sistemato nelle nostre librerie, prima di sostituirli con cassette, compact disc e infine con la musica digitale. Eccoli nuovamente in vendita, con le loro grandi copertine, le buste di cartone e quella materialità che la musica ascoltata attraverso un telefono ha inevitabilmente perduto. Non soltanto ristampe di vecchi successi, ma anche produzioni recenti. Qui la memoria si è fatta particolarmente viva. Per la mia generazione un disco non era soltanto musica. Era un oggetto da scegliere, acquistare, portare a casa, ascoltare e riascoltare. La copertina diventava familiare, le canzoni si legavano a momenti della vita, a persone e luoghi che ancora oggi riaffiorano non appena risentiamo una certa melodia. La musica digitale ci ha regalato una libertà di ascolto straordinaria, ma forse ci ha tolto qualcosa di quel rapporto fisico, quasi affettivo, con i dischi. Vederli nuovamente sugli scaffali mi ha fatto pensare che non sempre ciò che viene superato tecnologicamente perde anche il proprio valore.
È stato proprio davanti ai vinili che ho trovato il filo conduttore di quella passeggiata. In fondo, la tecnologia e la memoria non sono necessariamente in contraddizione. La prima modifica continuamente il nostro modo di vivere, la seconda ci permette di riconoscere ciò che resta, anche quando tutto sembra cambiare. Un'affettatrice Berkel, un Tamagotchi, un disco in vinile raccontano epoche diverse, ma anche la capacità degli oggetti di sopravvivere alla loro funzione originaria, diventando simboli, ricordi, qualche volta persino piccoli oggetti del desiderio.
Ripensando a quello che ho visto, mi sono resa conto di quanto sia cambiato il mondo nel corso della mia vita. Ho conosciuto un tempo in cui il televisore era una novità, il telefono aveva un filo e per ascoltare la musica bisognava mettere un disco sul giradischi. Ho assistito all'arrivo dei primi computer, dei telefoni cellulari, di Internet e poi degli smartphone. Ogni volta sembrava che fosse stata raggiunta una conquista definitiva, e ogni volta, dopo pochi anni, arrivava qualcosa di nuovo a modificare ancora le nostre abitudini. La cosa che mi affascina maggiormente non è soltanto la velocità del progresso, ma il fatto di poter confrontare direttamente mondi così diversi, perché li ho conosciuti entrambi.
Non sono una persona che rimpiange continuamente il passato. Anzi, mi piace scoprire le novità, capire come funzionano le cose e osservare in quale direzione stiamo andando. Naturalmente, non tutto quello che viene inventato è indispensabile e qualche volta mi domando se certi oggetti rispondano a un bisogno reale oppure se sia la pubblicità a convincerci che non possiamo più farne a meno. Ma credo anche che la memoria non debba diventare un rifugio nel quale chiudersi per evitare il presente. Serve piuttosto a comprenderlo, a misurare le trasformazioni e, perché no, ad apprezzare meglio le opportunità che abbiamo oggi.
Alla fine sono uscita dalla SME senza aver comprato nulla e senza aver ancora deciso quale piano a induzione scegliere. In compenso, ho scoperto un sacco di cose che non sapevo nemmeno esistessero e ne ho ritrovate altre che credevo appartenessero ormai soltanto ai ricordi. La Berkel è rimasta dov'era, i miei gatti continueranno ad avere una lettiera tradizionale e per il Black Friday avrò ancora qualche giorno per pensarci. Ma mi sono divertita. E soprattutto ho avuto la conferma di una convinzione che mi accompagna da tempo: la memoria è preziosa, ma non deve impedirci di guardare avanti. Perché il bello di aver vissuto abbastanza a lungo da ricordare com'era il mondo ieri è poter continuare a stupirsi di come sarà domani. Anche quando si esce di casa soltanto per scegliere un piano cottura.





















